Sono invece circa cento le aziende impegnate nella produzione di packaging primario – boccette, vasetti, flaconi, tubetti – con oltre 1,7 miliardi di ricavi, una quota export del 54% e 7.370 occupati in aumento dell’8,9%.
Nel nord Italia (oltre il 70% in Lombardia) si concentrano i produttori di macchinari che nel 2017 hanno generato ricavi per circa 334 milioni con una quota export pari al 72% contro la media del settore della meccanica e dei macchinari del 51,6%. Gli occupati sono 1.400 con un tasso di crescita tre volte superiore al settore di riferimento e oltre sette volte l’intera industria manifatturiera, generando un valore aggiunto di 109 milioni. Anche la produttività (cioè il valore aggiunto per addetto) risulta in aumento e oltre la media: 84,16 contro 72,03. Le aziende specializzate sono circa 60, soprattuto micro, piccole e medie – il 68% ha un fatturato tra uno e dieci milioni – e giovani – il 35% ha meno di vent’anni.
«Lo studio – commenta Matteo Moretti, presidente del Polo della cosmesi – ha messo in risalto il valore della filiera della cosmesi. Dati che per la loro importanza hanno positivamente sorpreso gli stessi addetti ai lavori. Ecco, la nostra forza sta proprio qui, nella filiera industriale della cosmetica: specializzazione di conoscenze e competenze, concentrazione territoriale e relazioni orizzontali e verticali tra imprese e con le istituzioni-in particolare nel territorio lombardo (Cremona, Lodi, Bergamo e Monza-Brianza)».
E aggiunge: «Se proprio vogliamo individuare una debolezza, la possiamo trovare nel mancato, almeno per ora, riconoscimento formale di un cluster del quale, come si è visto, già vantiamo alcuni elementi tipici. Il riconosicmento formale, come evidenziato nello studio di cui si diceva, potrebbe dare impulso a un percorso di crescita dimensionale, delle singole imprese e dell’intero cluster, mantenere l’elevata valenza internazionale e il forte contributo alle esportazioni, ottenuti soprattutto grazie alla capacità di innovazione basata sulla R&S, proseguire la transizione verso l’industria 4.0, rinforzare le competenze e la professionalizzazione degli occupati, anche con la creazione di una scuola di formazione ad hoc, aumentare l’attrazione di investimenti dall’estero».
Eccellenze del made in Italy, come Intercos di Agrate Brianza, in provincia Monza e Brianza, la più grande in Italia per fatturato con 15 stabilimenti nel mondo, 780 milioni di euro di ricavi a budget per il 2018, un ebitda del 16% e una quota export del 90%. Ottocento dei 6mila addetti si occupano di ricerca e sviluppo con una quota di investimenti in innovazione che per il make-up arriva al 15% e nove centri di ricerca tra Europa, Asia e America.