Oltre gli impenetrabili laboratori di ricerca e sviluppo delle grandi e piccole aziende c’è un potenziale di innovazione ancora inesplorato. E che oggi più che in passato esce allo scoperto. Innovazione inclusiva, plurale, aperta. Perché a vincere è il gioco di squadra, un’alleanza proficua tra dipendenti, fornitori, clienti, comunità, persino competitor. D’altronde è questa la nuova frontiera dell’open innovation, una rivoluzione accelerata grazie alle tecnologie digitali, ma che contamina anche la componente fisica del fare impresa.
La co-creazione fa emergere nuovi distretti reticolari e può nascere grazie ad acceleratori, incubatori, hackathon, bootcamp. Crea valore perché consente di ripensare prodotti, servizi, soluzioni: secondo Kpmg il 70% delle aziende che offrono esperienze coinvolgenti e prodotti d’eccellenza si basano già oggi sul feedbackdei clienti. E c’è di più.
Accenture ha intervistato duemila imprenditori in venti Paesi del mondo: dai dati emerge come la mancata attivazione dell’open innovation arrechi alle aziende una potenziale perdita di crescita stimata in 35 miliardi di euro.

Dalla fotografia mondiale a quella nostrana. Tree, Pmi innovativa nata a Catania e impegnata a creare progetti di open innovation, ha interrogato i professionisti dell’innovazione nelle aziende pubbliche e private italiane. Provando a scattare una fotografia contemporanea e a leggere lo stato di salute. Dal campione della ricerca – una copertura di vari settori industriali, dall’alimentare al farmaceutico, dal tecnologico all’energetico, fino al bancario e all’assicurativo – emerge come a gestire questi programmi sia nel 46% dei casi il middle management, mentre nel 36% le prime linee. «L’open innovation consente di realizzare nuovi modelli di business che spesso aumentano la competitività dell’azienda. D’altro canto dà la possibilità di migliorare le persone e consente di farle lavorare su altri aspetti, cambiando mindset. I programmi di open innovation non sono mai standard, ma seguono l’evoluzione dell’azienda e del mercato. Sono due i temi cardine in Italia: l’apertura a soggetti esterni e l’attività interna di coinvolgimento dei dipendenti. Oggi poi si sta affiancando una platea di nuovi soggetti alle prime esperienze, molti dei quali sono piccole e medie imprese», afferma Antonio Perdichizzi, ceo di Tree.