Un altro dato interessante riguarda la Circular Economy, in cui l’Italia ha una posizione di assoluta leadership in Europa: pur essendo il secondo Paese manifatturiero dell’Unione, ha il più basso consumo pro capite di materia – peraltro quasi dimezzato dal 2000 a oggi. Secondi gli ultimi dati Eurostat disponibili (relativi al 2016), è il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti: il 79%, contro il 38% della media Ue, il 55% della Francia e il 43% della Germania. E solo in parte precisa il Rapporto – questo primato va attribuito alla storica carenza di materie prime e risorse energetiche che caratterizza l’Italia. In larga misura questi risultati sono il frutto della reazione alla crisi delle nostre imprese, che durante la lunga recessione degli ultimi dieci anni hanno sviluppato un approccio più efficiente e ingegnoso all’uso di materie prime.
Eppure siamo soltanto all’inizio: «In questa prima fase le imprese hanno investito per migliorare i processi produttivi e rendere più efficiente quello che già c’era – spiega Sturabotti –. La fase due richiede di cambiare il modello produttivo stesso, prevedendo già dall’inizio i possibili riutilizzi dei materiali. Questo potrebbe trasformare radicalmente le filiere: quello che governerà l’industria sarà non più il prodotto finito, ma la materia, che potrà avere più vite, anche molto diverse tra loro».
Infine c’è una sfida tutta politica. «Oggi in Italia abbiamo settori evoluti di riciclo e riutilizzo della materia – conclude Sturabotti –. Ma le leggi e la burocrazia non sono al passo dell’industria. L’ultimo miglio da percorrere è quello della normativa, per non sprecare forze e tecnologie di eccellenza che già abbiamo».